domenica 10 giugno 2007
manifesto sull' amore
1. Noi crediamo che l' universo, la nostra vita, non sia guidato dal destino o dal caso ma che abbia una ragione ed un senso:questo senso è l' amore.
2. Crediamo che senza l' amore nessun uomo esisterebbe, ma solo animali evoluti:non solo una ragione matematica ci pone al vertice della creazione, ma la capacità di percepire amore e di rispondere liberamente ad esso.
3. In questa età di formazione, noi sperimentiamo con stupore, in modo prepotente ed unico, la bellezza la forza di un amore che ci prende e ci trascina nel corpo e nell' anima. Cosa ci annuncia questo amore? Noi sappiamo e speriamo che questo non sia solo istinto, ma forza spirituale. Noi crediamo che la forza stessa della sessualità sia il dono grande che, unico, ci può permettere di sradicare quel egoismo che si nasconde nel profondo della nostra carne.
4. Noi crediamo che il corpo dell' altro non può mai essere solo oggetto di un nostro piacere: chi separa il corpo dell' amato dal suo cuore lo uccide dentro. La carne è un velo sottile da cui traluce l' intimo mistero del nostro essere. Il corpo è splendore del cuore, per questo crediamo che il pudore servi a proteggere la nostra dignità dall' invadenza di occhi malati di possesso. Non vogliamo un corpo copia di modelli alla moda, ma che parli della bellezza unica della nostra anima.
5. Noi crediamo che la nostra età sia tempo di tirocinio: le nostre storie di coppia prendono bellezza e senso da questa umiltà. Non credere di essere capaci oggi di ciò che è il più alto compito del vivere:imparare a donare titalmente se stessi. Ciò che si dona rimane in eterno.
6. Noi crediamo che nell' esperienza dell' innamoramento ci vengono dati gli occhi di Dio per vedere l' altra persona. La sua bellezza ci prende il cuore e ci spinge ad uscire da noi per avventurarci negli occhi e nella vita dell' altro. E' questo un tempo di attesa e desiderio che ci educa a rispettare l' altro e a non servircene come oggetto dei nostri bisogni, solitudini e insicurezze. L' attesa e il desiderio possono arrivare a custodire la verginità, fino alla maturità piena: è la gioia del primo dono di sé che corona di stupore il matrimonio. Ma noi crediamo anche alla letizia del perdono, che accompagna con dolcezza infinita le nostre cadute. Non ci spaventa sbagliare, ci spaventa puntare in basso.
7. Noi crediamo che il rapporto sessuale completo sia il segno dell' amore più alto: ad esso può degnamente corrispondere solo un amore totale e per sempre. Se no, almeno in parte, è falsità. La purezza è gioia che sgorga dalle sorgenti segrete del cuore.
8. Noi crediamo che la castità di questi anni giovanili, alla scuola di una tenerezza che inventa mille modi di colorare il nostro affetto nel rapporto di coppia, ci permette di sprigionare tutta la nostra creatività giovanile, nelle vie dell' amicizia, dello studio, del lavoro e dell' arte. In particolare, la capacità di amicizia è il segreto semplice di ogni felicità. Sappiamo anche che, per chi sceglie altre strade di vita diverse dalla famiglia, l' amicizia dagli orizzonti sconfinati e la sponsalità di un cuore universale che si dona totalmente portano in sé la stessa gioia infinita.
9. Noi crediamo che nessun altro amore eguaglia l' apertuta di aprirsi totalmente alla diversità dell' altro sesso. Nell' unione degli opposti poli del maschile e femminile, si sperimenta addirittura il riconciliarsi armonico della creazione intera. Questo amore ci prepara a quella increbile avventura di accogliere e rispettare la libertà e la diversità dei figli che ci saranno donati.
10. Noi crediamo che il corpo dell' uomo e della donna siano la più grande meraviglia del mondo. Quanta tenerezza nell' avvicinarsi ad esso, quanto gioioso rispetto! Noi vogliamo che il bacio appassionato non sia un modo per passare il sabato sera. Esso è segno di un tratto di strada che un ragazzo e una ragazza faranno insieme fedelmete nella via dell' amore. Crediamo alla dolcezza delle carezze, profumo di libertà e intimità; alla potenza di ciò che comunica uno sguardo innamorato, capace di rigenerare l' anima e dargli certezza. Crediamo che la donna sia custode prima e maestra di questa somma arte di amare, lei che nel suo corpo trattiene il mistero stesso della vita.
11. Noi crediamo che l' amore sia per essenza fecondo. Reprimere questa fecondità è un deprezzamento della meravigliosa armonia del corpo della donna, non regolarla con ragione secondo natura è grave carenza di responsabilità. Lo ricordiamo: il "terzo" è necessario all' amore di coppia. Un amore che che si chiude degenera e muore. La sua prima fecondità, certamente, è la coppia che si genera e il suo primo trasbordare è sugli amici, sulla società, poi sui bambini, propri, altrui, abbandonati. Un vero amore si riconosce perché relazioni più vive e vere con tutti, fa nascere un interesse per il mondo intero:perché ogni amore ha per misura l' infinito. Per questo l' amore apre a Dio e, anche inconsapevolmente, fa sperimentare il divino. Amare è abitare nell' altro. Questa ebbrezza è l' unica che nell' estasi colma il nostro cuore. A nessun' altra ebbrezza vogliamo credere.
12. Nelle sconfinate esigenze dell' eros, nelle sue apparenti esagerazioni e smodati desideri viene alla luce il problema fondamentale dell' uomo: l' amore esige infinità, indistruttibiltà; esso è un urlo lanciato dall' uomo per reclamare l' infinito. Noi crediamo che l' amore sia l' unica forza capace di vincere la morte. L' amore fa sperimentare momenti d' eternità. Sapere di essere capaci di amare, di poter un giorno formare una famiglia, fa germogliare in noi la gioia di vivere. Noi crediamo che questo amore fedele, totale, unico e per sempre richiede la morte del nostro egoismo:duro è morire, stupendo rinascere rigenerati nell' amore:siamo figli della Risurrezione. Noi vogliamo vivere in eterno. Ogni uomo di buona volontà ci aiuti a non spegnere la nostra speranza.
venerdì 8 giugno 2007
CHE MITO!
Che succede sull’Olimpo?
Sabato 2 Giugno, al teatro comunale, ce lo hanno miticamente raccontato i ragazzi del gruppo di teatro dell’Oratorio, capitanati dalla mitica regista Donatella Tulli: che ci volete fare, anche le divinità si annoiano!
E così, per passare il tempo in mancanza di reality, decidono di raccontarsi un po’ di storie, diciamo…di fare un po’ di teatro! Ovviamente, in questi racconti, gli dei hanno sempre la meglio…cioè non proprio sempre! E così ecco arrivare le piccole, leggiadre e dolcissime ninfe che presentano gli dei: il “grande”Zeus e sua moglie Era, Atena, Apollo, Ermes, Estia, Poseidone, Ares, Eris, Artemide, Efesto e Afrodite. I ragazzi che li interpretano diventano magicamente altri personaggi, protagonisti delle mitiche vicende raccontate, facendo divertire a più non posso la platea.
Assistiamo al mito di Prometeo, il “gigante”salvato dall’eroico Eracle, a quello del Minotauro ucciso da Teseo, aiutato da Arianna, figlia del Re Minosse che per vendicarsi fa rinchiudere l’architetto Dedalo e suo figlio Icaro nel labirinto, e a quello di Paride e la mela d’oro.
Bhè…se non avete visto lo spettacolo vi siete persi un’ interpretazione davvero divertente, e, riprendendo l’ultima battuta, se siete curiosi di sapere come è andata a finire LEGGETEVI L’ILIADE!!!





